Blog ufficiale del Meetup "Ceglie Messapica con Beppe Grillo" creato per permettere a tutti di partecipare e conoscere i temi da noi discussi. Contro ogni ingiustizie e privilegi. A favore di un ambiente salubre e pulito. Contro la casta dei giornalisti e dei politici. Per un informazione libera e non asservita alle lobby economiche.
Questi bambini senza campagna nascono tristi,
crescono defraudati.
Non hanno visto la bava del bue,
non han sentito l'odore dell'erba
al bacio dell'aurora.
Credono che il latte nasca
da barattoli coltivati.
Non hanno bevuto la rugiada dal calice delle rose.
I cavalli non hanno lasciato nel loro orecchio
lo scalpiccio dal suono rotondo
che mai non muore.
Le rozze pietre
non entrarono in contatto con le loro mani;
e l'usignolo tace tra le foglie
dipinte dei libri.
Non hanno mai bagnato
i piedi nel ruscello,
i piedi prigionieri
che non conoscono l'erba nè la polvere.
Mangiano la frutta
comprata sul mercato
senza la gioia
del desiderio sull'albero.
Mai hanno visto nascere le tenere foglie,
nè il sole spuntare tra la bruma.
Un panorama senza orizzonte
gli serra il passo, sempre.
Irrimediabilmente tristi,
quei bambini senza cielo e senza campo.
Poesia dalla Colombia(J.A.Balseiro)
In diretta da Piazza Farnese a Roma, la manifestazione organizzata dall'Associazione Nazionale dei familiari delle vittime della mafia per la giustizia e a sostegno di Luigi Apicella.
Interverranno:
Serenetta Monti, Emiliano Morrone, Salvatore Borsellino, Sonia Alfano, Beppe Grillo, Antonio Di Pietro, Marco Travaglio, Carlo Vulpio.





L'uomo contemporaneo figlio della società dei consumi, a causa di molteplici fattori, non riesce più ad usare in modo autonomo le proprie doti personali.
L'industrializzazione ha sostituito progressivamente ogni valore d'uso, con merci escogitate da professionisti che hanno come unico fine quello di creare nuovi bisogni prima inesistenti. Il capitalismo ha perciò prodotto una nuova povertà, diversa dalla povertà dei mezzi di sostentamento. La nuova povertà più sottile e diffusa rispetto a quella tradizionale, ci ha reso incapaci di progettare e realizzare autonomamente gli strumenti per soddisfare i bisogni più elementari.
Nell'attuale sistema incentrato sulla professionalizzazione delle funzioni essenziali, l'uomo moderno è spogliato della propria capacità di fare da sé ciò che potrebbe fare benissimo: costruirsi una casa, curare le malattie più semplici, istruirsi, muoversi da un luogo all'altro ecc.
Occorre perciò ridurre la propria dipendenza dal mercato, creando non valori di scambio bensì valori d'uso. Serve ricominciare a produrre in modo autonomo, in cui i mezzi ed il fine siano beni stabiliti dal singolo e non dai meccanismi e dagli scopi prescritti dal sistema dei bisogni artificiali.
La civiltà contadina dei nostri nonni seppur povera di mezzi, era riuscita a dotarsi di tutto il necessario per vivere dignitosamente. La maggior parte dei beni consumati era prodotta autonomamente. L'autoproduzione e la manualità erano la normalità ed erano valori molto apprezzati.
Cosa fare quindi per capovolgere la situazione?
Bisogna ridefinire innanzitutto nuovo sistema di valori per indicare una nuova cultura; bisogna abbandonare l'idea secondo cui il nostro unico fine è consumare sempre di più. Se le riflessioni sulla necessità della decrescita si sviluppano da una pratica concreta e sperimentata, non sono soltanto speculazioni filosofiche e diventano più credibili
Occorre perciò passare dalla teoria alla pratica sia per rendere credibile l'alternativa alla dittatura del mercato, ma anche per dare il buon esempio ed essere coerenti con quello che si afferma.
Pallante nel saggio la “decrescita felice” individua un gesto semplice ma nello stesso tempo rivoluzionario ovvero l'autoproduzione dello yogurt piuttosto che comprare quello prodotto industrialmente. Il discorso dello yogurt ovviamente può essere ampliato ad altri beni, in quanto possono essere prodotti anche pane, pasta, marmellate, dolci e se si possiede anche un piccolo terreno lo si può adibire ad orto per autoprodursi frutta, verdura ed ortaggi. Oltre ai beni si possono autoprodurre anche servizi alla persona che solitamente vengono delegati a pagamento.
Fare scelte che vanno nella direzione della decrescita equivale quindi a ridurre le quantità delle merci nella propria vita.
«A tal fine si possono percorrere due strade:
La prima è la strada della sobrietà. La seconda è la strada dell'autoproduzione e degli scambi non mercantili, basati sul dono e la reciprocità»
Sobrietà corrisponde ad una riduzione drastica dei nostri consumi e di conseguenza un ridimensionamento della nostra impronta ecologica. Presupposto della sobrietà è il recupero del senso di sufficienza, ovvero la sazietà. Il sistema attuale ci invita ad ingozzarci ed a consumare sempre di più, fino a fare a pezzi quei meccanismi che ci danno quel senso di sazietà. Dobbiamo, perciò, ripristinare quei meccanismi che sono in grado di riconoscere quali sono i nostri bisogni reali e che ci fanno intendere quando abbiamo consumato abbastanza da averli appagati; occorre adattare i nostri consumi nei limiti della ragionevolezza.
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Ieri 14 gennaio 2009 con una comunicazione interna, la numero 1/2009 (come dire buon anno), i dipendenti della Telcom di Ostuni hanno avuto conferma delle voci che ormai da tempo giravano sia in azienda sia in tutto il paese. La direzione aziendale informa che a causa di un agguerrita concorrenza nel settore è stata costretta ad individuare le soluzioni organizzative, logistiche ed impiantistiche attuando significativi inestimenti anche per far fronte alla grave crisi generale in atto. Tale riorganizzazione prevede una riduzione del personale addetto, per cui sono state avviate le procedure per il licenziamento collettivo di 49 dipendenti che, così facendo, scenderanno dalle attuali 237 unità a 188.
Quando si concluderanno queste procedure 49 persone rimarranno senza lavoro, 49 famiglie senza un reddito e mi domando: quanti di questi 49 hanno moglie, figli, un anziano da accudire, una mutuo da pagare. La difficoltà a reperire un impiego in questo territorio ed in questo periodo non è certo una novità. Che faranno questi 49, toccherà ai giovani, ai vecchi, a chi ha famiglia a carico, a chi sta ancora a casa con mamma?
E’ vero la crisi avanza, è da mesi che ce lo continuano a ripetere. L’informazione su molte verità tace, ma su questa no, ci ha avvisato e ci hanno detto che gli effetti di questo tsunami finanaziario sarebbe arrivato sulla nostra penisola nel 2009. Ma è questo il metodo per mettersi al riparo, è questo il modo di salvarsi? Questa crisi finanziaria si è scatenata con un effetto domino senza precedenti nella storia della società moderna. Un fallimento da una parte ha avuto ripercussioni disastrose su un altro settore che a sua volta a fatto crollare qualcos’altro che a sua volta ancora ha messo in crisi qualcun altro e via così sino ad arrivare a noi e a quanto pare alla Telcom. Bene, credo che: o qualcuno interrompe questo effetto domino oppure gira e gira cadremo tutti, ma proprio tutti, in una voragine senza fine.
Provate a pensare: la Telcom, così come una qualsiasi altra azienda, è in crisi e per far fronte a questa situazione riduce le spese licenziando 49 persone. Ok, queste 49 persone rimangono senza stipendio, alcuni di loro erano monoreddito magari con figli a carico, oppure avevano contratto un mutuo e magari gli mancavano pochi anni per estinguerlo, fatto sta che queste 49 persone hanno adesso uno stipendio in meno e faranno ne più ne meno che quello che ha fatto l’azienda che li ha licenziati: diminuiranno le spese. Andranno meno al supermercato, acquisteranno il minimo indispensabile per sopravvivere, eviteranno tutte le spese evitabili o che comunque possono essere rimandate, se avevano un mutuo e non potranno più onorarlo perderanno la casa, se avevano un auto la venderanno a qualche dama del domino che ancora non è caduta. Che ancora non è caduta! Si proprio così perche il comportamento di questi 49 si ripercuoterà su qualcun altro. Le banche perderanno liquidità (avranno l’immobile e non la rata del mutuo), il mercato immobiliare andrà in crisi perche ci sono le case ma non i soldi, i commercianti vedranno calare le vendite, i supermercati saranno sempre più vuoti e vedranno diminuire i loro incassi, etc. Ognuno di questi reagisce alla crisi nello stesso identico modo: diminuisce le spese, licenzia e così l’effetto domino continua inarrestabile fino a ritornare alla stessa telcom che sarà costretta a chiudere perchè nessuno avrà i soldi per comprare i suoi prodotti.
Nesuno si salverà da questo effetto domino se non ci saranno persone lungimiranti che interverranno con decisione e ponendosi come contrappeso. Ora più che mai la decisione di licenziare, di lasciare delle persone senza stipendio è quanto di più sbagliato si possa fare. Badate bene, non voglio certo sostenere la tesi secondo cui bisogna dare i soldi ai cittadini perchè così possano spendere e far ripartire un sistema economico che deve il proprio fallimento al consumismo sfrenato e all’illusorietà di benessere associato al possesso di merci. Il lavoro non serve ad avere i soldi per l’ultimo modello di telefonino o per il televisore a 52 pollici (per vedere un reality!!!), ma serve ad avere un ruolo nella società e ad avere dignità di persona. Se ho un lavoro che mi garantisce una vita libera e dignitosa potrò anche essere in grado di passare del tempo coi miei familiari, coi miei amici, partecipare all’educazione dei miei figli, interessarmi ai problemi della società ed impegnarmi per un suo miglioramento. Se quando mi alzo alla mattina devo pensare a come posso fare per racimolare quattro soldi per sfamare me e la mia famiglia invece…
Voglio quindi fare un appello al Dr Alfonso Casale, fondatore della Telcom, che l’associazione da me presieduta ha avuto l’onore di ospitare nel dibattito pubblico del 7 Dicembre scorso sul tema delle morti e degli infortuni sul lavoro quale imprenditore serio e responsabile che in questi anni di onorata attività ha saputo conciliare produttività, qualità e sicurezza partendo dal presupposto che, come lui stesso ha dichiarato in quell’occasione, i lavoratori sono il fattore fondamentale e indispensabile in un azienda. Gli chiedo di fare tutto il possibile (ma anche l’impossibile) affinchè si evitino quei 49 licenziamenti. Se il problema è economico vi possono essere numerosi modi per risparmiare il 20% sul personale, non sono certo un esperto del settore ma penso ai contratti part time (lavorare meno lavorare tutti) oppure ad una partecipazione economica/gestionale dei dipendenti dell’azienda che, dove è stata attuata, non solo ha fornito all’azienda risorse economiche ma ha dato anche stimolo ai dipendenti che così coinvolti hanno trovato le motivazioni e le forze necessarie a dare la giusta spinta all’azienda. Trovi una qualsiasi soluzione, ma le chiedo di essere lungimirante e così come ha sempre investito sulla sicurezza dei suoi lavoratori adesso investa sul futuro di tutti loro cominciando a considerarli una risorsa piuttosto che una spesa. Egregio Dr Casale convochi un’assemblea con tutti i suoi dipendenti, dica loro come stanno le cose senza fronzoli e senza veli (pane al pane vino al vino come si suole dire), dia loro la possibilità di fare domande, di avanzare proposte, sono convinto che insieme potrete trovare la soluzione migliore per superare questo difficile momento.
Infine un’appunto ai dipendenti: in questa faccenda non siate spettatori, fate sentire la vostra voce, fate la vostra parte. Capiamoci, non è il momento di scontri, di contrapposizioni che tra l’altro non ci sono mai stati, ma è il momento della partecipazione. La vostra azienda è in crisi ed ha bisogno di un rilancio; chi meglio di voi che in quell’azienda ci lavora tutti i giorni e ne conoscete ogni anfratto, ogni meccansimo può trovare le migliori soluzioni per affrontare questo periodo. Confrontatevi serenamente con i dirigenti, siate propositivi, pensate al futuro quello vostro e quello dell’azienda, non fate il tragico errore di pensare: e chi se ne frega tanto non toccherà a me.
“l’azienda non può essere considerata solo come una scoietà di capitali; essa, al tempo stesso, è una società di persone, di cui entrano a far parte in modo diverso e con specifiche responsabilità sia coloro che forniscono il capitale necessario per la sua attività, sia coloro che vi collaborano col loro lavoro” - Giovanni Paolo II.
Paolo Mariani
Caro meetup,
ti scrivo perché, sono venuta a conoscenza di un post su cegliedestra in cui si parlava di un disservizio avvenuto nella mia scuola, liceo classico-scientifico C. Agostinelli, riguardante un guasto nel bagno dei ragazzi che ha causato un allagamento. Intanto c’è da premettere che le cose sono diverse da come si enuncia nel post, poiché solo alcune classi, e sottolineo alcune, sono state raggiunte dall’acqua ma ciò è avvenuto nelle ultime tre ore, e non per tutte le cinque ore come è stato scritto. Inoltre c’è da ridire anche sul fatto che potremo essere accusati di atti vandalici perché il bagno per disabili non viene usato da nessuno di noi ed ancora l’acqua usciva dai tombini sottostanti al lavandino e sarebbe impossibile manomettere li .C’è da ridire anche sulla colpa all’amministrazione del paese in quanto le scuola superiori sono di competenza provinciale e non cittadina e ne abbiamo avuto conferma per il problema del riscaldamento. Infine,e qui mi rivolgo ai miei compagni d’istituto, per quanto riguarda le attrezzature che non abbiamo dovremo piuttosto lamentarci per la questione sicurezza perché nel caso non ve ne foste già resi conto anche se abbiamo alcune attrezzature non le usiamo o comunque molti docenti non le sanno usare! Il problema dei rifiuti è nato anche dal fatto che pochissimi di noi, scuola compresa, abbiamo un rispetto nei confronti dell’ambiente che ci porti a riciclare o ad evitare di buttare per terra tutto quello che abbiamo in mano che non ci serve. Se ci fate caso la differenza tra quando c’erano i cassonetti ed ora è minima, perché i rifiuti erano comunque ovunque, l’unica differenza era il cassonetto affianco alle buste!
Ringrazio per l’attenzione anticipatamente!
Lettera 2
Caro meetup
Il fatto che le scuole in Italia e a Ceglie siano in una condizione precaria, è una notizia nota da tanto tempo. Però è certo il fatto che tutti i governi nazionali da molto tempo preferiscono tagliare sulla scuola anziché investirvi, l'ultimo taglio con la recente riforma Gelmini. In queste condizioni non si può pretendere che le nostre scuole siano linde e perfettamente funzionanti. Però poi ci si lamenta sempre se i giovani scendono in piazza a manifestare il proprio dissenso rispetto a questi tagli. Si potrebbe dire, che ci sia una piccola contraddizione nella volontà di certa gente, la quale vuole avere tutto senza pagarne il prezzo. E nella nostra scuola l'idea di perdere un giorno per i propri diritti è sempre lontana dal pensiero di molti studenti e di molti professori, soprattutto i primi, i quali, per timore dei soprusi dei secondi, difficilmente rinunciano ad un giorno di lezione in cambio dei loro diritti. Questa situazione è nota a tutti da molto tempo, ma si preferisce fare finta di nulla, restando nel silenzio, e trovando sempre la scusa del “questo manifestare non serve a nulla, lo facciamo solo per perdere un giorno di scuola, preferisco fare le mie interrogazioni programmate altrimenti poi perdo il turno(eravamo a settembre-ottobre)”. Per la palestra, l'essere divisi in tre sedi e l'accaduto di stamane è stato discusso abbondantemente in altri commenti, lettere e post. Non mi sembra il caso di aggiungere molto altro. Bisogna ricordare anche le foto delle crepe sui muri o un marciapiede attorno alla struttura, ma anche questa è storia vecchia. Mi chiedo quando si prenderanno provvedimenti, se non crolla il tetto o muore qualcuno il problema non esiste? Poi si finisce sempre con il piangere lacrime di coccodrillo. Volevo puntualizzare un altro problema invece, questo risolvibile fortunatamente. Durante le assemblee, uno dei pochi momenti di vera democrazia nelle scuole e forse l'unico modo per coinvolgere quegli studenti troppo intimoriti per manifestare più apertamente il proprio pensiero, siamo costretti ad andare al cinema a guardare film demenziali pagando o al massimo restare per cinque ore nelle nostre classi, senza poter uscire, a rigirarci i pollici. Tutto questo perché “mancano delle strutture in grado di accogliere tutti gli studenti del liceo” o forse per evitare la discussione e il dialogo che porterebbe sicuramente a risvegliare le coscienze assopite. Gli studenti hanno proposto alcune alternative, ma ci sono sempre veti e opposizioni. Per esempio, tra le proposte, c'era il Teatro comunale, ma viene puntualmente vietato, perché a volte troppo piccolo, a volte dicendo che è il comune che “non lo concede a chiunque”. Anche se per la manifestazione contro la mafia è stato concesso. Stessa cosa per il palazzetto. Mi chiedo quanto di questo sia vero, e vorrei avere qualche risposta dai rappresentanti dell'amministrazione.
Volevo concludere con un paio di piccole precisazioni. Riguardano una lettera ed i vari commenti che sono apparsi sul blog di un consigliere di opposizione. Il primo punto concerne il fatto che il comune di Ceglie sia coinvolto nelle responsabilità di quanto accaduto. In realtà la scuola superiore è di competenza provinciale, e non comunale. Quindi una volta tanto le accuse al comune sono male indirizzate, andrebbero poste alla provincia. Il secondo punto riguarda l'invito da parte del gestore di quel blog a pubblicare le foto, scattandole con il cellulare. Mi chiedevo chi si sarebbe preso la responsabilità dell'avere usato il cellulare a scuola, poiché non dimentichiamo che l'uso del cellulare a scuola è reato(ringraziando qualche governo delle buone intenzioni). Chiaramente di fronte al pericolo insito dall'uso del cellulare, ogni studente avrebbe desistito dal fare foto, e anche qualora fossero state fatte, non di certo le si potrebbero pubblicare in internet, a meno che il proprietario del suddetto blog non sia disposto a prendersi la responsabilità di tutto.